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Il Grande Inganno: se l'inflazione scende perché paghiamo di più?

  • Immagine del redattore: Centro Studi Libertà Finanziaria
    Centro Studi Libertà Finanziaria
  • 11 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

C’è una dissonanza cognitiva che colpisce le famiglie italiane ogni giorno. Accade nel tragitto tra la cassa del supermercato e il divano di casa, mentre il telegiornale annuncia trionfante che "l'inflazione è sotto controllo". Se i dati dicono che i prezzi si sono fermati, perché il conto finale continua a salire?

Questa è la domanda da cui deve partire ogni seria riflessione sulla tutela del patrimonio. Non siamo di fronte a un errore di percezione, ma a una realtà economica bifronte. Da una parte c’è l’inflazione ufficiale, un calcolo statistico basato su un paniere medio che spesso non riflette la vita reale; dall’altra c’è l’inflazione percepita (e reale), quella che erode silenziosamente i sacrifici di una vita lavorativa.
Capire questa differenza non è un esercizio accademico: è il primo passo per smettere di perdere ricchezza oggi senza consapevolezza.

IL TRUCCO DELL'ILLUSIONE OTTICA: Shrinkflation e Skimpflation
Il nemico più insidioso di quest'anno non è l'aumento sfacciato dei prezzi, ma la riduzione nascosta del valore. Vi è mai capitato di prendere in mano la solita confezione di pasta o di biscotti e trovarla stranamente più leggera, pur pagandola la stessa cifra? Si chiama Shrinkflation (sgrammatura).
Le aziende, per non spaventare il consumatore con un prezzo più alto, riducono la quantità di prodotto. Ancora più sottile è la Skimpflation: il prezzo resta uguale, la quantità resta uguale, ma la qualità degli ingredienti o del servizio peggiora.

Ufficialmente, per le statistiche, il prezzo non è cambiato. Nella realtà, il vostro euro ha comprato meno valore o meno qualità. Questa è l'inflazione invisibile che nessun grafico ISTAT vi mostrerà, ma che il vostro portafoglio sente perfettamente.

LA TRAPPOLA DELLA LIQUIDITÀ FERMA
In Italia abbiamo un vizio, che un tempo era una virtù: amiamo la liquidità lasciando i soldi sul conto corrente perché ci danno un senso di sicurezza. "Lì non li tocca nessuno", pensiamo, ma è un errore di calcolo fondamentale.
In uno scenario dove i costi energetici, assicurativi e alimentari crescono strutturalmente, il denaro fermo è come un blocco di ghiaccio al sole. Non serve che qualcuno lo rubi; si scioglie da solo.

Con un'inflazione reale che spesso viaggia al doppio di quella ufficiale, 100.000 euro fermi sul conto non sono una riserva di valore: sono un asset che sta garantendo una perdita certa del potere d'acquisto anno dopo anno, e qui non si tratta di teoria, bensì di semplice matematica reale.

NON È COLPA NOSTRA, MA È NOSTRA RESPONSABILITÀ
Il sistema finanziario attuale è disegnato per favorire il consumo e il debito, non il risparmio prudente, e la svalutazione della moneta è una caratteristica del sistema, non un incidente di percorso. Tuttavia, come educatori, dobbiamo essere chiari: lamentarsi non è mai servito a protegge il proprio patrimonio.

La vera sicurezza finanziaria, oggi, richiede un cambio di paradigma. Non si costruisce semplicemente accumulando banconote, il cui valore reale è eroso dalle decisioni delle Banche Centrali, ma diversificando su asset capaci di incorporare e difendere valore. Da una parte i beni reali, scudo storico che non può essere "stampato" a piacimento, dall'altra, una finanza sana ed evoluta: strumenti d'investimento efficienti, slegati dalle vecchie logiche bancarie e progettati per generare rendimenti reali positivi, capaci di competere ad armi pari con la corsa dei prezzi.

TORNIAMO A MISURA IL VALORE, NON IL PREZZO
Dobbiamo cambiare unità di misura. Smettiamo di valutare la nostra ricchezza in base a quanti euro abbiamo, e iniziamo a valutarla in base a cosa possiamo comprare con quegli euro tra 5 o 10 anni. Quando convertiamo la carta moneta in oro fisico o argento ad esempio, stiamo uscendo dal gioco dell'inflazione invisibile. Un'oncia d'oro non soffre di "shrinkflation": sarà sempre un'oncia. Non perde qualità e non dipende dalle decisioni politiche di un governo.

La difesa inizia dalla consapevolezza, pertanto, la prossima volta che sentiremo parlare di inflazione all'1%, guardiamo con occhio più critico il nostro scontrino. Quella sensazione di disagio che proveremo è il segnale che il nostro potere d'acquisto è sotto attacco.
La buona notizia? Esistono "ancore" storiche pronte a fermare questa deriva. Non serve essere milionari per proteggersi, serve solo avere il coraggio di riconoscere che la "sicurezza" della liquidità è, oggi più che mai, solo un'illusione.

Dr. Manuel Aldegheri
Fonti: Altroconsumo / Banca d’Italia / Codacons

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