Dal 60/40 al 60/20/20: perché i portafogli stanno cambiando
- Centro Studi Libertà Finanziaria

- 30 gen
- Tempo di lettura: 3 min

IL VENTO STA CAMBIANDO
Per decenni il portafoglio 60/40 ha rappresentato una sorta di architettura standard della pianificazione finanziaria: 60% azioni per la crescita, 40% obbligazioni per la stabilità. Un modello semplice, comprensibile e, soprattutto, coerente con un contesto storico preciso, fatto di inflazione contenuta, tassi in discesa e decorrelazione strutturale tra mercati azionari e reddito fisso.
Quel contesto, oggi, non è più scontato.
Negli ultimi anni, in particolare nell'intervallo 2022–2024, molti investitori hanno sperimentato una dinamica considerata improbabile per lungo tempo: azioni e obbligazioni hanno infranto la correlazione inversa. L’aumento dei tassi e il ritorno dell’inflazione hanno messo sotto pressione entrambe le componenti del portafoglio, incrinando il presupposto su cui si reggeva l’equilibrio del 60/40.
È in questo scenario che il dibattito istituzionale ha iniziato a interrogarsi su modelli alternativi.
IL RITORNO DEGLI ASSET REALI NEL CONFRONTO ISTITUZIONALE
Negli ultimi anni, diverse grandi case di investimento hanno riaperto il confronto sul ruolo degli asset reali all’interno dei portafogli, in particolare in presenza di inflazione persistente e rendimenti obbligazionari reali compressi.
Anche Morgan Stanley, attraverso analisi e commenti strategici dei propri team di investimento, ha discusso la necessità di ripensare l’architettura tradizionale dei portafogli, riconoscendo i limiti della sola componente obbligazionaria come fattore di stabilizzazione.
In questo contesto si colloca la crescente attenzione verso configurazioni alternative, tra cui il modello comunemente indicato come 60/20/20: una struttura che riduce il peso delle obbligazioni e introduce una quota di asset reali, tra cui metalli preziosi (Oro e Argento), con funzione di diversificazione e resilienza.
È importante chiarirlo subito: il 60/20/20 non è una raccomandazione universale, bensì una sintesi interpretativa di un dibattito più ampio, che nasce dall’osservazione di cambiamenti strutturali nei mercati.






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